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Atreyu e The Amity Affliction: nuovi album il 24 aprile 2026

today24/04/2026 1

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Atreyu e The Amity Affliction: nuovi album il 24 aprile 2026
Foto di Rendy Novantino su Unsplash

Oggi, 24 aprile 2026, gli Atreyu pubblicano The End Is Not the End via Spinefarm, il loro decimo album in carriera e, a detta loro, il più heavy e avventuroso mai registrato. Tredici tracce prodotte da Matt Pauling, scritte tra sessioni creative a Tokyo e quattro giorni di isolamento totale su San Juan Island al largo di Washington, dove la band ha partorito alcuni dei brani più brutali del disco senza mai uscire di casa. Stesso giorno, stesso parto: i The Amity Affliction rilasciano House of Cards via Pure Noise, il loro nono lavoro e primo con il nuovo bassista Jonathan Reeves dopo l’addio burrascoso del membro fondatore Ahren Stringer.

Gli Atreyu e l’arte di non stare mai fermi da vent’anni

Formatisi a Orange County nel 1998, gli Atreyu hanno sempre fatto le cose a modo loro. Hanno mescolato thrash, hardcore punk e melodic death metal svedese quando nessuno lo faceva, conquistando dischi d’oro RIAA, piazzamenti nella Top 20 di Billboard 200, colonne sonore di film e videogiochi, due partecipazioni a Ozzfest e tour con Linkin Park, Slipknot, Avenged Sevenfold e Bring Me The Horizon. Album come The Curse (2004) e Lead Sails Paper Anchor (2007) hanno definito un’epoca del metalcore americano, mentre il più recente The Beautiful Dark of Life (2023) ha debuttato nella Top 10 della classifica Top Hard Rock Albums di Billboard e ha già superato i 75 milioni di stream.

Ma per Brandon Saller, voce e anima del gruppo, questa volta era diverso. Come ha dichiarato a Blabbermouth, “uno dei nostri punti di forza è che non ci siamo mai adattati a nessuna scena. Abbiamo sempre scavato il nostro solco e non appartenevamo completamente al punk rock, al metal o all’hardcore. Avevamo un piede in ognuno di questi mondi”. Per la prima volta in carriera, la band si è seduta a tavolino a discutere cosa volesse davvero essere il prossimo album, spegnendo la musica contemporanea e concentrandosi solo sul proprio istinto.

Tokyo, un’isola deserta e Max Cavalera: ecco The End Is Not the End

Le sessioni creative sono state un viaggio letterale e mentale. “Tokyo ci ha fatto sentire di nuovo ragazzini,” ha detto Saller. “Scrivevamo per qualche ora al mattino, poi uscivamo e ci perdevamo in tutta quella ispirazione. La prima canzone che abbiamo finito è stata ‘Dead’, e sapevamo di essere sulla strada giusta”. Poi il cambio radicale: San Juan Island, isolamento completo, niente distrazioni. “Era l’opposto di Tokyo,” ha spiegato Saller. “Non siamo usciti di casa per quattro giorni e abbiamo scritto alcune delle canzoni più heavy del disco”.

Il risultato è un album che passa senza sforzo da momenti melodici a botte metal devastanti, con tracce come “Dead”, “Ghost in Me”, “Children of Light” (con Max Cavalera dei Soulfly in guest) e “Afterglow” che suonano contemporaneamente classici e nuovi. La band è attualmente in tour negli Stati Uniti come supporter dei Sevendust, partiti da Indianapolis il 20 aprile e in viaggio fino a Knoxville il 20 maggio.

The Amity Affliction, Kerrang e la recensione feroce: quando un castello crolla

Diverso il clima per gli australiani The Amity Affliction. L’album esce il 24 aprile via Pure Noise Records, prodotto da Dan Brown, ed è il primo con il bassista e vocalist Jonathan Reeves, che sostituisce il membro fondatore Ahren Stringer, licenziato nel 2025. Le recensioni sono violentemente divise. Kerrang ha stroncato il disco, scrivendo che “i fan che si chiedono se la musica sarà solida come prima rimarranno delusi. Non è granché”. Wall of Sound invece lo premia con 8.5/10, parlando di una band rinvigorita e pronta a conquistare il mondo.

Quello che emerge è un gruppo che ha attraversato l’inferno: il frontman Joel Birch ha perso la madre e un amico stretto, la lineup si è sfaldata, ma la band ha deciso di andare avanti. Come raccontato a Rock Sound, “quello che conta ora è essere felici,” ha detto il chitarrista Dan Brown. “Siamo così fortunati a fare questo, e siamo tutti contenti di essere qui e gasati di poter ancora farlo”. Tracce come “Kickboxer”, “Heaven Sent”, “Eternal War” e la title track mostrano una band che ha scelto l’istinto sulla formula, anche quando questo significa rinunciare ai facili guadagni radiofonici.

Perché due album metal oggi contano davvero

Questi due dischi rappresentano due facce della stessa medaglia: band storiche del metalcore che si rifiutano di morire o di ripetersi. Gli Atreyu hanno scelto di non inseguire le tendenze, di sporcarsi le mani con suoni che non suonano “moderni” per scelta, e il risultato è un disco che sa di urgenza vera. The Amity Affliction hanno fatto i conti con il lutto, il cambiamento e la pressione di continuare senza un pezzo fondamentale della loro storia, riuscendo almeno a dividere critica e pubblico che, per una band del genere, è sempre meglio dell’indifferenza.

Oggi il metalcore non ha bisogno di eroi. Ha bisogno di band che non abbiano paura di cadere, di sbagliare, di scrivere un disco brutalmente pesante o emotivamente devastante senza chiedere permesso. Atreyu e Amity non sono perfetti, ma sono veri. E in un 2026 dove tutti suonano uguali, prodotti dagli stessi nomi, mixati dagli stessi tecnici, questa è l’unica cosa che conta davvero.

Francesco Ippolito

Scritto da: Fra On The Block

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