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L'Ora Illegale

L’Ora Illegale #71

today26/10/2023 43 3

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Giovedì 26 ottobre.

“se la prima ondata punk fu una ventata d’aria fresca, la seconda fu un calcio nei coglioni” – Karl Morris degli X-tracts

 

Verso la fine degli anni ’70 il punk rock, velocemente come si era manifestato, cominciò a dissolversi. Johnny Rotten aveva lasciato i Pistols, Sid Vicious era morto e i Clash erano sul punto di far uscire il loro album Sandinista! che suonava in modo molto diverso dalla smisurata energia di White Riot. Le major avevano già spolpato la carcassa, recuperando quello che pensavano fosse ancora vendibile, e la frenesia dei media sensazionalisti era sprofondata in una lagna sdegnosa. Quella che era iniziata come una sacrosanta strapazzata ai valori tradizionali ed a una musica noiosa, alla fine si era completamente trasformata e la sua essenza si era esaurita nell’avidità, nella noia e negli eccessi – le medesime cose di prima insomma. E così nel 1977 o 1978 il punk fu dichiarato morto.

 

Manco a dirlo e appena un paio di anni dopo, in Inghilterra, scoppiò un nuovo incendio musicale di enorme potenza. Una musica ancora più dura, più aggressiva, più incazzata politicamente: ovvero la scena punk del 1980-1984. E fu di nuovo caos nelle strade.

 

Le band della seconda ondata apparivano diverse da quella precedente. La loro incazzatura aveva obiettivi completamente differenti dallo shockare culturalmente piccoli borghesi e perbenisti. Provenivano da un ambiente urbano di degrado e abbandono, spesso da remote aree ex-industriali della provincia profonda, la ribellione non era più contro la vita borghese e le aspettative dei genitori ma divenne invece ribellione contro lo Stato e tutti i suoi scagnozzi.

 

La seconda onda perse per strada i licei e arrivò direttamente nelle e dalle case popolari, dalle inner city fatiscenti delle periferie e dalla provincia. Ovunque nel paese regnavano disoccupazione e miseria, le opportunità, soprattutto per i giovani, erano inesistenti. Le forze di polizia mostravano il loro vero volto durante i picchetti operai e le manifestazioni. il razzismo nei confronti degli immigrati e delle minoranze, espresso violentemente e esplicitamente, riempiva la cronaca delle pagine dei quotidiani. Su tutto e tutti il governo conservatore della Thatcher ignorava sia le disastrose condizioni dell’economia che le pessime condizioni sociali della popolazione per concentrarsi sul mantenimento delle futili conquiste coloniali d’oltremare imbarcandosi proprio in quegli anni, in una guerra tanto inutile quanto obsoleta, ma non meno sanguinosa, contro l’Argentina per le Isole Falkland. C’era anche molta paranoia riguardo la possibilità di un conflitto nucleare con l’Unione Sovietica e quella di incidenti nelle centrali atomiche. Insomma un bel periodo di merda. Altro che mitici anni ’80!

 

Quando le tensioni raggiunsero il punto di ebollizione si passò direttamente agli scontri nelle strade. Le nuove punk band (Discharge, Blitz, GBH, Red Alert, Vice Squad, Disorder, Outcasts, Varukers, Anti-Nowhere League, Partizans, Exploited, Chaos UK ecc… ecc…) raccolsero tutta quell’intensità e quella frustrazione per distillarle in una musica tra le più potenti ed influenti di sempre. E quando le compagnie discografiche non vollero saperne, cominciarono a fondare le proprie etichette e produrre la loro musica da soli. Fu l’alba di una nuova era di furore. “brutale, veloce e molto aggressiva… una musica più orientata verso la working class e che apparteneva veramente alla cultura giovanile. cuoio, borchie, capelli sparati, jeans strappati e doc martens…”

 

In questa ed altre due puntate parleremo di alcune di queste etichette discografiche indipendenti dell’epoca che hanno prodotto dei grandi classici entrati ormai nella leggenda e nel cuore di ogni punk. La No Future, la Clay e la Riot City.
L'ora Illegale Puntata 71

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