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La nave dei folli

La Nave dei Folli #4.23

today08/05/2023 30

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Episodio 4.23

Dall’inumano al postumano non c’è che un passo, ed è proprio quello che sembrano voler compiere i sostenitori contemporanei del paradigma cibernetico. L’idea di essere informatico sviluppata più di cinquant’anni fa da Wiener pare oltrepassare completamente le cornici del pensiero umanista, per adottare una visione evoluzionista secondo la quale la fusione umano-macchina dovrebbe culminare nella creazione di una nuova specie: il postumano. L’elenco delle condizioni che hanno portato a questo “nuovo essere”, fornito da Katherine Hayles in How We Became Posthuman, è davvero chiarificatore.

Come prima cosa, il punto di vista postumano privilegia il modello informatico e concepisce l’incarnazione biologica come un accidente della storia piuttosto che come una condizione essenziale della vita. «Ciò presuppone una concezione dell’informazione come entità disincarnata che può fluttuare tra componenti organici basati sul carbone e componenti elettronici basati sul silicio, di modo che proteine e silicio operino come un Singolo sistema». Secondo, la coscienza non è più considerata come la sede dell’identità umana, ma si presenta come un epifenomeno scaturito dal processo di evoluzione. Terzo, il corpo è considerato una protesi che è possibile modificare e controllare, «di modo tale che creare estensioni o parti sostitutive del corpo con protesi di altro tipo diventa una continuazione di un processo cominciato prima della nostra nascita.» E per finire, cosa più importante, da un punto di vista postumano è possibile creare un incrocio tra umano e macchina: «non c’è più alcuna differenza o delimitazione netta tra esistenza corporea e simulazione al computer, tra organismo biologico e meccanismo cibernetico, tra obiettivi umani e teleologia robotica». (Katherine Hayles, How We Became Posthuman, 1999, pp 2-3).

Scaturito da una contrazione linguistica tra il vocabolo cibernetica e organismo, ormai il cyborg è parte integrante del nostro universo culturale, e corrisponde a una visione radicalizzata del soggetto postmoderno esemplificato dal celebre Manifesto Cyborg della femminista americana Donna Haraway. Matà umano, metà macchina, il cyborg incarna l’ideale di un essere reso più performante attraverso l’uso di protesi elettroniche o genetiche. Deve la sua natura di mutante al processo di complessificazione evolutiva che impone di adattarsi. Nutrendo l’immaginario contemporaneo, la figura del cyborg era già in germe nel pensiero di Wiener, infatti alla fine della sua vita il padre della cibernetica ha dedicato buona parte delle sue ricerche alle protesi, anticipando la nascente bionica (termine coniato nel 1958 da Jack E. Steele, medico e colonnello dell’aeronautica americana). L’imperativo per la specie umana di adattarsi tecnicamente al mondo che essa stessa ha creato è scritto a chiare lettere in Cibernetica e società: «Abbiamo modificato l’ambiente in cui viviamo in modo così radicale che ora siamo costretti a modificare noi stessi per riuscire a vivere in questo nuovo ambiente». (Norbert Wiener, The Human Use of Human Beings: Cybernetics and Society [1950], Free Association Books, London 1989, p. 46).

Sommario 4.23

  • Introduzione
  • L’esperimento di Ash sul conformismo – VIDEO
  • Il ruolo delle immagini nelle guerre contemporanee – Parte 1: Fallin Man) – TESTO
  • Enrico Montesano legge Günther Anders, da L’uomo è antiquato
  • I MICROCHIP O LA VITA – Terza parte – TESTO

La nave dei folli

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