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La nave dei folli

La Nave dei Folli #4.21

today24/04/2023 38 1

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Episodio 4.21

La prospettiva di creare delle macchine in grado di superare in termini di capacità il livello di apprendimento umano presuppone un decentramento completo del soggetto. Per Arendt è chiaro che lo spostamento del punto di vista scientifico al di fuori della Terra può condurre unicamente a un accecamento dell’essere umano riguardo le sue condizioni. Appoggiandosi al principio di indeterminazione di Heisenberg, ella dimostra che il tipo di sguardo che la scienza contemporanea ha sull’Universo conduce alla perdita dell’oggettività stessa della natura. In Natura e fisica moderna Heisenberg «ha concluso che la ricerca moderna della “vera realtà” dietro le mere apparenze, che ha dato origine al mondo nel quale viviamo e che ha avuto come risultato la rivoluzione atomica, ha portato a una situazione all’interno delle scienze nella quale l’uomo ha perduto l’oggettività stessa del mondo naturale, così che egli nel suo andare a caccia della “realtà oggettiva” ha improvvisamente scoperto di essere “sempre e soltanto di fronte a se stesso”». (Hannah Arendt, “La conquista dello spazio e la statura dell’uomo”, p. 95)

«Tutto ciò rende ogni giorno più improbabile che l’uomo incontri qualcosa nel mondo che lo circonda che non sia stato fatto dall’uomo e che dunque non sia, in ultima analisi, egli stesso sotto diverse maschere. L’astronauta lanciato nello spazio extraterrestre e imprigionato nella sua capsula piena di strumenti dove ogni incontro fisico e reale con lo spazio circostante significherebbe una morte immediata, potrebbe benissimo essere considerato una incarnazione simbolica dell’uomo di Heisenberg, l’uomo per il quale quanto più diventa ardente il desiderio di eliminare tutte le considerazioni antropocentriche del suo contatto con il mondo non umano che lo circonda tanto più diventa improbabile l’incontro con qualcosa di diverso da se stesso e dalle cose fatte dall’uomo.» (p. 96)

Questo confronto dell’uomo con se stesso è il prodotto dell’aver rinnegato la sua condizione di essere terrestre. Riprendendo l’idea di Heisenberg secondo cui, vista dallo spazio, l’automobile sembra essere una parte inalienabile dell’essere umano tanto quanto lo è il guscio per la chiocciola, Arendt conclude che, a causa di questo decentramento di prospettiva, l’umano rischia di perdere il senso della sua stessa creazione: «Tutto il nostro orgoglio per ciò che possiamo fare scomparirà in qualche genere di mutazione della razza umana; di fatto, l’intera tecnologia, vista a partire da questo punto, non apparirà più “come il risultato di uno sforzo cosciente dell’uomo per estendere la sua potenza materiale, ma piuttosto come un processo biologico su larga scala”.» (pp. 98-99)

Per concludere, Arendt denuncia il rischio che, a queste condizioni, parola e linguaggio saranno sostituiti «molto meglio dal formalismo estremo, e in se stesso privo di significato, dei simboli matematici.» E ciò che rende possibile avvicinarsi a questo punto, forse di non ritorno, sono proprio la conquista dello spazio e la scienza che l’ha resa possibile: una volta raggiunto quel punto, «la statura dell’uomo non sarebbe semplicemente abbassata secondo tutti i parametri a nostra conoscenza, ma verrebbe distrutta.» (p. 99)

Sommario 4.21

  • Introduzione
  • Bernard Charbonneau – Il fuoco verde (con frammenti di Nardella & Thunberg) – TESTO
  • I MICROCHIP O LA VITA – Seconda parte – TESTO
  • “Per un pugno di chip”, Presa diretta (RAI3, 6/3/2023)
  • Jean Renoir, Picnic sull’erba (Le Déjeuner sur l’herbe), 1959 – Quinta e ultima parte
  • La salute del cyborg – OPPO OHealth H1 – TESTO
  • 2050. Breve storia del futuro (mostra d’arte a cura di Jacques Attali, 2016)
  • Bear Jail: prigione per orsi bianchi (Churchill, Canada)
  • Vendere la pelle dell’orso prima di averlo addomesticato
  • COMUNICATO STREET RAVE PARADE – Torino, 22/4/2023 – TESTO

La nave dei folli

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