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La Brut Époque #15 La Lara
Per la prossima Brut Époque, questa volta raccolgo un suggerimento (grazie, Gabriele Bassanetti), per partire da un lavoro straordinario di Geoff Dyer, “Natura morta con custodia di sax”. Il libro prende il jazz da una direzione tutta sua: non quella della biografia lineare o della storia raccontata per date, ma quella del viaggio, dell’invenzione, delle immagini che si mettono a suonare.
Al centro c’è un’automobile, una strada, e due figure magnifiche: Duke Ellington ed Harry Carney, il suo autista storico, in viaggio tra un concerto e l’altro. Dentro quell’abitacolo c’è già un mondo intero: la tournée, la stanchezza, l’eleganza, il mestiere, il silenzio, il tempo misurato in chilometri più che in minuti. Ellington che compone nella testa, magari annotando idee su fogli di fortuna; Carney che guarda la strada e traduce la giornata in distanze, soste, colazioni, ripartenze.
È da questo movimento continuo, da questo stare tra un luogo e l’altro, che si aprono i ritratti degli artisti. E qui entrano in scena anche le fotografie: non come semplici documenti da descrivere, ma come punti di partenza da ascoltare quasi più che da guardare. Immagini che suggeriscono un suono, una voce, una postura, un carattere, e che diventano il pretesto per racconti sospesi tra realtà e invenzione.
Ne nasce un modo bellissimo e inatteso di avvicinarsi ai jazzisti: non fissandoli in una cornice, ma lasciandoli vivere in un gesto, in un dettaglio, in una luce. Più che ritratti chiusi, figure aperte. Più che una spiegazione del jazz, lo stupore del multiforme assortimento umano.
Sarà una puntata fatta di strade notturne, musicisti in transito, fotografie che risuonano, e storie che provano a restituire non solo dei nomi, ma anche il viaggio per arrivare all’applauso finale del pubblico.
