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La nave dei folli

micMatteotoday16/03/2026 7

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    Matteo


Episodio 7.16

Carl Rogers era convinto che la società dovesse diventare più democratica, a partire dal basso delle relazioni sociali, e i gruppi diventeranno per lui una possibilità di cambiamento delle strutture autoritarie. Già all’inizio della carriera di psicologo, negli anni ’30, si era focalizzato sulla consulenza nel campo della prevenzione della crudeltà sui bambini: studiò l’influenza dell’ambiente, sia domestico sia scolastico, sul comportamento e le capacità di apprendimento, provando a spostare i bambini in differenti ambienti oppure cercando di far cambiare atteggiamento ai genitori, senza però trarne alcuna regola, poiché ogni caso era diverso dall’altro e nessun trattamento terapeutico poteva essere generalizzato agli altri bambini. Quando divenne professore universitario portò nell’insegnamento il suo approccio “non direttivo”, lasciando svolgere le ricerche che più aggradavano agli studenti, che non voleva come suoi emuli ma spronava a cercare la propria strada. Si fidava degli uomini, che considerava esseri razionali, produttivi, orientati a un fine, oltre che dotati di sistemi autoregolatori in grado di trattenerli dal commettere atti di violenza o di girare le spalle al prossimo per il proprio tornaconto, come scrisse in The Nature of Man (1957).

Il libro uscì l’anno seguente una serie di dibattiti, lunghi talvolta fino a sei ore, con il celebre psicologo comportamentale Burrhus Frederic Skinner, e uno di questi fu pubblicato su Science col titolo “Alcune questioni riguardanti il controllo del comportamento umano. Un simposio”. Skinner sosteneva che il comportamento individuale fosse influenzato da cause esterne, quali l’ambiente, il governo o la condizione socio-economica, al contrario di Rogers che pensava scaturisse dall’interno delle persone, dalla loro libertà di scelta, da sentimenti e valori. In quell’occasione, Rogers mise in guardia dal pericolo derivante dall’utilizzo delle scienze comportamentali per esercitare un maggior controllo sui cittadini. «Possiamo scegliere di adoperare le nostre conoscenze per schiavizzare le persone in modi mai sognati prima, depersonalizzandole, controllandole con mezzi selezionati con tale cura che probabilmente queste non si renderanno mai conto della perdita della loro personalità. Possiamo scegliere di adoperare la nostra conoscenza scientifica per rendere l’uomo felice, produttivo e farlo comportare bene. Oppure possiamo far sì che ogni persona apprenda il programma che abbiamo stabilito per essa (…) Possiamo scegliere di adoperare le scienze comportamentali in modi che daranno libertà e non controllo; che favoriranno la creatività, non l’appagamento; che aiuteranno ogni persona nel suo processo auto-diretto di sviluppo; che aiuteranno individui, gruppi e anche il concetto di scienza a superare se stesso in modo da venire incontro alla vita e ai suoi problemi.» (Rogers-Skinner, “Some issues concerning the control of human behavior. A symposium”, Science n°124, 1956)

Tuttavia, un’ombra si è insinuata sulla figura di Carl Rogers allorché a fine anni ’70 si è scoperto che proprio in quel periodo, mentre esponeva questi nobili sentimenti e diventava il principale portavoce del movimento emergente della psicologia umanistica, collaborò segretamente per almeno 5 anni con la CIA, partecipando come dirigente al progetto Human Ecology Fund (già Società per lo studio dell’ecologia umana, fondata nel 1954 a New York, poi con base nella vicina Cornell University’s Medical School) finanziato dalla Central Intelligence Agency. Convogliando fondi questa fondazione, insieme ad altre, serviva da copertura al più vasto progetto segreto MK-ULTRA (già BLUEBIRD e poi ARTICHOKE), avviato nel 1953 e che consisteva in circa 150 sotto-progetti, per lo studio e il perfezionamento di tecniche di interrogatorio e di tortura psicologica, tramite l’uso di droghe come l’LSD, l’ipnosi, la deprivazione sensoriale, l’isolamento, l’elettroshock e la radiologia, al fine di analizzare le credenze ideologiche delle cavie e indurle alla confessione, tecniche da adoperare su terreni di guerra e in affari di politica interna come internazionale.

Pare che molto si debba al fatto che Harold Wollf, neurologo alla Cornell University, stava curando il figlio di Allen Dulles, direttore della CIA, reduce dalla guerra di Corea. I due strinsero amicizia, per cui fu a lui che si rivolse quando la CIA volle portare avanti studi sul lavaggio del cervello, inizialmente analizzando le tecniche adoperate dai paesi “comunisti”, ma col passare degli anni Wollf convinse la CIA a finanziare un programma più vasto volto ad ottenere maggiori conoscenze scientifiche riguardo il modo in cui «un uomo può essere spinto a pensare, “sentire” e comportarsi secondo la volontà di altri uomini, e al contrario come un uomo può evitare di essere influenzato in questo modo». (J. Marks, The search for the “Manchurian candidate”. The CIA and mind control, 1979) Così nel 1955 la Society for the Investigation of Human Ecology fu incorporata da Wollf e divenne uno strumento chiave nello sponsorizzare studi nei campi di psicologia, sociologia e antropologia, occupandosi di ricerche che andavano da quelle direttamente commissionate dalla CIA ad altre che non parevano nemmeno lontanamente legate agli interessi dall’agenzia. Tra queste ultime, uno studio sociologico su Levittown, Long Island, uno sui posizionamenti in politica estera delle persone che possedevano o meno rifugi antiatomici, oppure sugli effetti della circoncisione sui ragazzi turchi – tutti “progetti di copertura” che davano alla Società un’aria di rispettabilità scientifica e diversificazione degli interessi. Altri, solo in apparenza più innocenti, erano direttamente collegati agli interessi della CIA, come la serie di conferenze annuali sponsorizzate da MKULTRA, e finanziate attraverso la Josiah Macy Fundation, sui “problemi di coscienza”, a cui parteciparono figure del calibro di Margaret Mead e Jean Piaget mentre gli organizzatori della CIA prendevano copiosi appunti; oppure il meno innocente progetto svolto allo Ionia State Hospital in Michigan per testare gli effetti di LSD, marijuana e dell’ipnosi su predatori sessuali, con o senza che ne fossero consapevoli – collegando la resistenza di costoro ad ammettere i propri crimini con quella delle spie a rifiutare di fornire informazioni segrete.

Dunque com’è possibile che un personaggio come Carl Rogers, apertamente critico del maccartismo e delle forme autoritarie di governo, si imbarcasse in un’impresa simile? In molti si sono chiesti se egli fosse a conoscenza di chi ci fosse realmente dietro quelle ricerche e quali fossero i reali fini, giustificandolo col fatto che fosse convinto di essere utile alla sua nazione, come aveva già fatto curando i reduci della seconda guerra mondiale. Rogers lo sapeva, come attesta la lettera inviata al rettore dell’Università di Chicago nel 1956: «il dottor Harold Wollf della Cornell Medical School, una delle maggiori autorità mondiali nella medicina psicosomatica (…) mi ha chiesto di partecipare come consulente a un progetto top-secret del ministero della Difesa che riguarda la salute mentale.»

Anche se nel corso dei suoi studi non andò oltre i suoi principi deontologici, non volendo mai forzare i pazienti a fare cose che non desideravano, resta da chiarire come mai partecipò agli esperimenti della CIA. Rogers ne spiegò i motivi a Patricia Greenfeld nel 1977: «era un’organizzazione che, per quanto ne sapevo all’epoca, stava facendo cose legittime (…) Nel clima o atteggiamento che c’è ai giorni nostri nei confronti delle attività di intelligence è impossibile capire quale fosse quello degli anni ’50. Sembrava che la Russia fosse un nemico molto potente e che gli Stati Uniti fossero molto saggi nel voler raccogliere qualsiasi informazione possibile circa quel che la Russia stesse cercando di fare, come il lavaggio del cervello o influenzare le persone. Motivo per cui a quell’epoca non mi sembrava affatto disonorevole essere in contatto con un’unità di intelligence. Oggi lo vedo sotto una luce abbastanza diversa». Un altro motivo per accettare di partecipare a questi programmi era di tipo economico: «in effetti erano tra i primi soldi che ottenemmo per svolgere ricerche in psicoterapia. Erano lavori che cercavamo di fare da molto tempo ma non riuscivamo a trovare fondi». Quasi certamente Rogers non era a conoscenza di molti dettagli delle ricerche condotte per conto della CIA, soprattutto quelle che riguardavano l’uso di droghe o altre tecniche invasive di interrogatorio sulle cavie scelte tra gli studenti, tendenzialmente quelli più poveri. L’unico progetto politico di cui ammise essere a conoscenza, fu allorché durante un incontro «a lui e ad altre personalità nel campo della personalità e della psicoterapia diedero moltissime informazioni sul conto di Khrushchev», allora primo ministro sovietico. Rogers disse che fu chiesto loro di dire cosa pensassero di lui e in che modo trattare con lui. «E questo mi sembrava pienamente legittimo e di sani principi. Non credo che contribuimmo molto, ma ad ogni modo ci provammo». (Patricia Greenfield, “CIA’s behavior caper”, APA Monitor, 1977, p. 10)


La nave dei folli

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